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Recupero Acqua Piovana: quando conviene installare un Impianto Idoneo

Recupero Acqua Piovana: quando conviene installare un Impianto Idoneo






Questo Approfondimento affronta una tematica tanto importante quanto attuale, sopratutto in estate quando si possono presentare situazioni di prolungata siccità: viene infatti affrontato quando vi sia convenienza ad installare o meno un impianto per il recupero acqua piovana.

L'acqua è un bene imprescindibile, in molte parti del mondo le piogge sono considerate una vera e propria benedizione.
L'agricoltura vive di acqua e in campagna si studiano metodi diversi ed impianti per recuperare l'acqua piovana, mentre in città viene considerata un problema da risolvere a causa dell'urbanizzazione. La costante cementificazione urbana ha creato molte difficoltà legate allo smaltimento delle acque piovane, inoltre le piogge, sempre più violente, hanno intensificato questo problema.
E' paradossale che un bene primario come l'acqua sia sprecato in molte parti del mondo e visto come un problema!

Partiamo dal presupposto che oltre il 50% dell'acqua che usiamo in casa potrebbe derivare dal recupero di acqua piovana, pensiamo al WC, alle pulizie generali della casa, all'irrigazione del giardino.
Per ottenere acqua a costo zero, priva di calcare, dobbiamo semplicemente predisporre un impianto per recuperare l'acqua piovana.

Il risparmio idrico è quindi una pratica sostenibile che tutti, in casa o in azienda, dovremmo attuare per evitare lo spreco di una preziosissima e, purtroppo, quasi sempre più scarsa risorsa naturale.
Nonostante l'acqua ci sembri non mancare perché ogni volta che apriamo il rubinetto scorre a volontà, questo non ci "autorizza" a sprecarla; essendo un bene pubblico come ribadito e sancito in occasione del referendum del 2011.
In questo nostro "cammino" verso la consapevolezza dell'importanza del risparmio idrico, non sottovalutiamo quanto possa essere importante il recupero dell'acqua piovana, a maggior ragione se viviamo in zone dove in autunno e in inverno le precipitazioni sono abbondanti.

Questa pratica non solo ci farà risparmiare in bolletta (i rincari dell'acqua in bolletta sono sempre più consistenti: secondo l'Ufficio Studi della Confartigianato, dal 2004 al 2014 le tariffe sono aumentate del 95,8 % circa) ma ci permetterà di non sprecare la nostra principale fonte di vita.
Uno dei problemi principali, infatti, è che utilizziamo nelle nostre case acqua potabile anche per usi per i quali non necessita (innaffiare orti, lavare automobili, riempire piscine) e per i quali potremmo impiegare con successo il recupero dell'acqua piovana.

Convenienza Impianto di Raccolta Acqua Piovana




L'acqua piovana può essere raccolta e filtrata e quindi utilizzata per la pulizia della casa e per il bucato. Essendo priva di calcare può essere impiegata anche per lo sciacquone del gabinetto. Senza calcare i nostri elettrodomestici (lavatrice) lavoreranno meglio e questo ci farà risparmiare, come ulteriore effetto positivo indotto, anche sull'uso di prodotti specifici anticalcare con benefici ulteriori per il portafoglio e per l'ecosistema!

Il modo più semplice e veloce per raccogliere l'acqua piovana è quello di posizionare secchi e contenitori di diversa grandezza intorno al giardino o sul balcone o ancora sui terrazzi.
Chiaramente ciò porterà a raccogliere un discreto quantitativo di acqua ma se vogliamo un sistema più organizzato in casa ma anche in azienda possiamo realizzare un impianto che convoglia le acque provenienti da grondaie e canali in serbatoi di accumulo.
Se abbiamo in mente di recuperare acqua piovana e introdurla nel nostro processo produttivo/manifatturiero, non è certo il massimo, anche esteticamente parlando disseminare nella sede aziendale cisterne e secchi vari.
Per questo abbiamo bisogno di un sistema che immagazzini l'acqua piovana che può essere utilizzata quando e dove serve.

In generale il sistema di recupero di acqua piovana segue degli step logici:
- raccolta dell'acqua dai tetti;
- filtrazione dell'acqua piovana;
- conservazione in cisterne interrate anche fuori terra.

Il sistema è indipendente rispetto a quello di distribuzione dell'acqua potabile. Gli elementi base sono dunque: serbatoi di accumulo, filtri per tubazioni pluviali, pompa per il prelievo. I serbatoi, che possono essere del tipo interrato o fuori terra, devono rispondere ad alcune caratteristiche tecniche: capacità di resistere al tempo, agli sbalzi termici, alla corrosione e all'ossidazione. Inoltre i serbatoi fuori terra devono essere leggeri e adatti al trasporto. I filtri vanno ubicati a monte del serbatoio e, a seconda dell'impianto, anche in più punti dell'impianto stesso. I filtri separano l'acqua dalla sporcizia e per evitare che eventuali sedimenti si agitino, la tubazione nella parte finale è rivolta verso l'alto. Il prelievo dell'acqua avviene tramite pompa.

In alcuni sistemi più sofisticati (e più ecologici) la pompa è collegata a un pannello fotovoltaico. Alcuni sistemi professionali smaltiscono l'acqua piovana in eccesso in modo automatico deviandola verso lo scarico. L'acqua in eccesso viene smaltita nella fognatura pubblica o tramite apposito sistema drenante. In caso di precipitazioni abbondanti, il sistema di raccolta dell'acqua piovana potrebbe andare in saturazione anche se prevedere un sistema di controllo (con galleggiante che rileva il livello di saturazione) può evitare tutto ciò. Si ricorda, inoltre, che l'installazione di una gronda per raccolta di acqua piovana non deve entrare in conflitto con il regolamento condominiale per una questione di decoro della facciata del palazzo.

Conclusioni



E' ragionevole chiedersi, a fronte dell'investimento, se conviene installare un impianto e se i costi di realizzazione e manutenzione saranno coperti dai benefici: uno studio condotto dal CIR, Centro Internazionale di Ricerca olandese, ha concluso che la raccolta conviene dove mediamente cadono dai 100 ai 500 mm ogni anno.
La finanziaria 2008 – legge 244/2007, articolo 1, comma 288 – ha disposto che dal 2009 il rilascio del permesso di costruire sia subordinato, oltre che alla certificazione energetica dell’edificio, anche alle caratteristiche strutturali dell'immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche. Già alcune regioni hanno legiferato in modo ancor più preciso, es. Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Umbria, mentre le altre sono in fase di emanazione.
Anche nel Protocollo ITACA viene preso in considerazione il riutilizzo di queste acque, in quanto il Settore Civile rappresenta ad oggi uno dei maggiori sfruttatori delle risorse idriche insieme al Settore Industriale.

Mediamente i costi vengono ammortizzati in un periodo che va dai 5 anni, per chi utilizza grandi quantitativi d'acqua, ai 15÷20 per chi non ne consuma elevate quantità.
Questo sistema consente però di avere sempre a disposizione acqua per irrigare e coltivare in modo ottimale piccoli e grandi terreni, anche in periodi di siccità o in periodi, sempre più frequenti, in cui le Amministrazioni Comunali vietano l'irrigazione per far fronte a crisi del sistema idrico. I vantaggi economici per questa soluzione non sono ampi e certi, esistono solo vantaggi sicuri dati dall'indipendenza idrica per il coltivabile e alla conseguente possibilità di aver sempre a disposizione un'ingente riserva d'acqua anche nei periodi più secchi.

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